Il mio datore di lavoro

Il mio datore di lavoro

La mia vita lontana da casa mi aveva fatto capire quanto fosse stata dura mantenersi da sola soprattutto a livello economico. Questo disagio non si era mai presentato fino al compimento dei miei venticinque anni – data in cui le mie necessità di donna ormai adulta, mi portarono ad “abbandonare” la mia famiglia per raggiungere Milano.

A Milano affittai un bilocale ristrutturato da poco, e cominciai ad organizzare quella che sarebbe stata la mia vita lontana dalla protezione della mia famiglia.

L’aspetto più importante era quello di riuscire a stabilire una mia posizione lavorativa, che avrebbe potuto dare una base importante alla mia indipendenza economica, e avrebbe altresì rifornito le mie casse, quando i miei limitati risparmi sarebbero da li a poco cessati.

Tra le varie offerte di lavoro lette su un sito di annunci, c’era quella riferita alla ricerca di una segretaria con mansioni operanti nei confronti di un’azienda che si occupava di costruzioni generali.

Mi presentai presso la sede a sostenere il colloquio con il grande capo in persona: un uomo sulla quarantina impettito dall’orgoglio di aver creato il suo piccolo impero che dava lavoro a più di quaranta famiglie.

Il mio abbigliamento era elegante e succinto al tempo stesso, e ciò permise all’imprenditore di apprezzare la mia bellezza e di farsi facilmente influenzare nella sua decisione di una possibile mia assunzione.

Mi guardava con voluttà e goduria, quasi spogliandomi con gli occhi, e come se stesse guardando una escort mozzafiato.

Il Dott. Dorsi era incantato dal mio seno che si vedeva uscire abbondantemente dalla scollatura del mio tailleur: a me quel posto di lavoro serviva, per cui forte anche del suo bell’aspetto, lo invitai a poggiare la sua mano sul mio petto.

L’imprenditore non se lo fece ripetere due volte, e senza limitarsi poggiò la sua mano denudando il mio seno, così porto la sua bocca sui miei capezzoli cominciando a leccarli e a farli diventare turgidi, per poi proseguire prontamente poggiando la sua mano sulla mia vagina.

Mi concedetti completamente a lui e con il più tipico dei preliminari portai alla mia bocca dalle grandi labbra carnose il suo pene che in maniera decisa tirai fuori dai suoi pantaloni.

Glielo leccai come si fa con un gelato e mi feci cospargere il viso della sua potente crema bianca.

Mi concedetti a lui completamente quando mi misi di spalle al suo cospetto, e abbassandomi formando un angolo di novanta gradi permisi alla sua asta rigida di aprire la mia passera come un sandwich facendo sfogare la sua arma in orgasmi reciproci che a me permisero di godere ed allo stesso tempo di ottenere quel tanto ambito posto di lavoro.

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